Le mie letture di Gennaio 2026

 Le mie letture del mese di Gennaio 2026






"The Dark Artifices 3. Regina dell'Aria e delle Tenebre" di Cassandra Clare, Mondadori

TRAMANiente sarà più come prima dopo la carneficina che ha avuto luogo nella roccaforte degli Shadowhunter. All'indomani della tragedia, infatti, il Conclave è in fermento e il dissenso interno dilaga. Mentre i Blackthorn cercano di scoprire l'origine di una malattia che sta provocando la distruzione della razza degli stregoni, Julian ed Emma, ricattati dal nuovo Inquisitore, partono per una missione nella Terra delle Fate con l'obiettivo di recuperare il pericoloso Volume Nero dei Morti. Quello che scopriranno, però, è un segreto che potrebbe annientare il loro mondo.

LA MIA OPINIONE: Questo romanzo chiude la trilogia "The Dark Artifices". La cosa che mi è piaciuta di più è il ritorno di vecchi personaggi come Magnus, Simon, Alec, Jace e Clary. La storyline centrale riguarda Emma e Julian e il loro amore impossibile perché sono l'uno parabatai dell'altro. Molto bello anche lo sviluppo del trio Mark-Cristina-Kieran. Complessa e intensa la storia che fa da sfondo, che esplode in un conflitto tra Shadowhunters e altre creature fantastiche. I personaggi sono davvero tanti, forse troppi, e seguire tutte le dinamiche non è facile, e a mio parere rende la lettura meno scorrevole. Sono sicuramente caratterizzati molto bene, ogni rapporto interpersonale viene esplorato con grande intensità. Questo è sicuramente positivo, ma anche se non lo dico spesso, anzi, in questo caso, avrei voluto un romanzo più corto. L'autrice si dilunga troppo, quando personalmente ritengo che non fosse necessario. L'epilogo di questa serie mi ha comunque soddisfatta. 3,5 ⭐️/5




"La signora in giallo 1. Gin & pugnali" di Jessica Fletcher e Donald Bain, Sperling & Kupfer

TRAMA: Invitata a Londra per un meeting tra autori di romanzi gialli, Jessica Fletcher rivede finalmente la grande amica Marjorie Ainsworth, anziana e famosa scrittrice, che però si dice abbia commissionato a un ghost writer la sua ultima fatica letteraria. Jessica non vuole crederci, ma in agguato ci sono problemi ben più gravi: dopo una cena di gala, Marjorie viene infatti assassinata e i sospetti sembrano cadere proprio sulla signora Fletcher. Che non solo dovrà sfoderare tutta la sua grinta e la sua capacità investigativa per trovare il vero assassino, ma avrà bisogno anche dell'aiuto di alcuni amici fidati, fra i quali l'ispettore capo di Scotland Yard, da tempo suo devoto ammiratore...

LA MIA  OPINIONE: Questo è il primo libro della serie "La signora in giallo" che ho prenotato in biblioteca, perché, essendo un romanzo datato, è praticamente introvabile in cartaceo (se non a prezzi che reputo folli) e la versione ebook non esiste.
Un giallo leggero e, in parte, prevedibile, ma mi è piaciuto per due motivi: primo perché si respira la stessa atmosfera della serie TV, che per me sa di casa ❤️ visto che sono cresciuta con Jessica Fletcher. E, secondo, perché i personaggi, tra cui la vittima, sono tutti scrittori. Dato che è scritto in prima persona, il lettore può scoprire i pensieri di Jessica, ed è un altro aspetto interessante e positivo. Il ritmo è vivace e questo rende la lettura molto scorrevole e veloce. Sicuramente, continuerò con questa serie, magari quando avrò bisogno di tornare a Cabot Cove o leggere un romanzo della mia comfort zone.  4 ⭐️/5




"Le coordinate della felicità" di Gianluca Gotto, Mondadori

DESCRIZIONE: «Io la sognavo una vita così. Una vita in cui poter girare l'Asia per mesi, per poi svegliarmi una mattina a Bali e decidere su due piedi di voler tornare in Europa. Passare un paio di giorni a Bangkok per mangiare pad thai e salutare l'Oriente. Andare a trovare mia nonna a Torino, poi salire a bordo della mia casa su ruote e ripartire. E alla prima sera on the road, guardando le stelle, discutere con la mia anima gemella della prossima meta. Oppure viaggiare e basta, senza meta, inseguendo solo ed esclusivamente le coordinate della felicità. Sognavo di poter fare della stanza di una guesthouse o della hall di un aeroporto il mio ufficio e del mondo intero la mia casa. Poter lavorare in remoto da qualsiasi punto del pianeta e guadagnarmi da vivere facendo ciò che più amo. La sognavo una vita così: libera. E vi dico la verità, da qualche parte tra la testa e il cuore sentivo di potercela fare per davvero, fin dal primo giorno. Forse è quello che ha fatto la differenza: crederci. Crederci sempre.» "Le coordinate della felicità" è la storia di Gianluca Gotto, ma non solo: è anche il manifesto di un'intera generazione di anime libere, sognatori e viaggiatori intenzionati a fare della propria vita una storia unica e meravigliosa.  


LA MIA OPINIONE:  Questo è il terzo libro che leggo di Gianluca Gotto, ma non li ho letti in ordine di pubblicazione. "Le coordinate della felicità" è un libro autobiografico, credo uno dei primi che ha scritto, se non addirittura il primo in assoluto. Comunque, in questo libro Gianluca racconta la sua decisione di lasciare l'università per andare in Australia con la sua compagna Claudia. Partono da Torino per affrontare un viaggio con mille incertezze e paure per il loro futuro. Quello che ammiro in questa giovane coppia è il coraggio di scegliere di partire, abbandonare tutte le sicurezze, per esplorare il mondo e sentirsi vivi.
Il libro è molto scorrevole, mi ha appassionata e condivido il pensiero dello scrittore su molte cose. Bellissime le parti dei tanti viaggi: Australia, Canada, Thailandia e molti altri. Ma rispetto a "Succede sempre qualcosa di meraviglioso" - che non è autobiografico, ma ho amato profondamente e lo consiglio a tutti (anche a chi non ama molto leggere) - ho avvertito alcuni aspetti che mi hanno dato un po' fastidio, come: concetti ripetuti tante volte e il racconto "forse sì, forse no. Vedremo" già pubblicato anche in un altro libro, ma non ricordo quale. Che senso ha ripeterlo? Lo scrittore è un nomade digitale; nel libro scrive che lavora due ore al giorno al PC da remoto facendo il web writer. Questo gli permette di viaggiare, di andare dove vuole e di vivere la vita che sente sua. È palese che per lui essere felice significhi poter viaggiare (ovvero essere libero) e stare con la sua compagna. Non vuole un lavoro d'ufficio, dove si passa la maggior parte del proprio tempo quotidiano. Lo fa capire chiaramente e più volte. In questa parte, è facile fraintendere l'autore. Infatti, leggendo le recensioni su goodreads, molti lettori hanno compreso un pensiero un pò arrogante da parte dell'autore che si può riassumere in questo modo: chi passa tante ore seduto davanti al computer per guadagnarsi da vivere, timbrando il cartellino, 5 giorni su sette, è automaticamente una persona frustrata e infelice. Non credo che l'autore intendesse esprimere questo pensiero in realtà. Non credo proprio che volesse essere offensivo verso chi svolge il lavoro di operaio o di impiegato. Credo che lui volesse esprimere il suo bisogno interiore di fare altro nella vita. Credo, quindi, fosse un pensiero rivolto a se stesso. Viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere nuove realtà sicuramente ci arricchisce spiritualmente e culturalmente, ed è il sogno di Gianluca Gotto, ma non è il mio sogno, non è la mia felicità. Non mi interessa viaggiare in quel senso. Per me, la vera felicità è "viaggiare" attraverso i libri e stare con i miei cani.  3⭐️/5






"Gli anni della seta" di Ulrike Renk, Tea

TRAMA: Germania, 1926. Ruth Meyer vive una giovinezza spensierata a Krefeld, una cittadina della Renania, insieme ai genitori e alla sorella Ilse. Trascorre molto tempo a casa dei vicini Merländer, commercianti di seta, e, affascinata da stoffe e tessuti colorati, impara a disegnare modelli e a realizzare borse e indumenti. Lì incontra Kurt, il suo primo, grande amore, con il quale condivide sogni e progetti. Ma con l’arrivo dei nazisti, il loro futuro di giovane coppia di ebrei è compromesso. La paura si diffonde nella piccola comunità, la famiglia di Kurt vuole lasciare il Paese, Ruth potrebbe essere costretta ad abbandonare tutto ciò che ama. Finché arriva il giorno in cui il destino della sua famiglia sembra dipendere proprio da lei...
Una toccante saga familiare ispirata a una storia vera, per ricordare sempre ciò che non deve mai essere dimenticato.

LA MIA OPINIONE: È il primo libro della saga familiare Meyer. Ambientato in Germania tra il 1926 e il 1938, e basato su una storia vera, racconta le vicende della famiglia Meyer, di origini ebraiche. Ruth, sua sorella Ilse, sua madre Martha e suo padre Karl sono realmente esistiti. L'autrice ha letto i diari di Ruth e ha voluto scrivere questa saga, ovviamente in parte romanzata. Ho trovato la storia un po' lenta inizialmente, ma poi prende sempre più ritmo. Questo è dovuto anche ai tragici avvenimenti storici, che rendono la trama più realistica e dinamica.Ho sofferto anch'io con i componenti di questa famiglia. La loro ansia e incertezza per il futuro sono state anche le mie durante questo viaggio letterario. Il punto di forza è che l'autrice ha curato molto i dettagli storici, rendendo la storia ancora più appassionante. I personaggi sono tutti caratterizzati molto bene. E ho amato Ruth, la protagonista, sembra davvero un personaggio reale, che non si può non amare, per il suo carattere forte, determinato e per il suo animo generoso e gentile. L'epilogo è molto aperto, di conseguenza, leggerò sicuramente il secondo libro, perché sono molto curiosa di vedere cosa succederà alla famiglia Meyer.  4⭐️/5




Elena

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