"Il cane che aveva perso il suo padrone" di Damian Dibben
Venezia, 1815. Sono 127 anni che il padrone di campione (scritto proprio così con la lettera C minuscola), un vecchio cane, è scomparso. All’età di 217 anni, campione attraversa tutta l’Europa: dalla strana corte del re Carlo I alle guerre per la successione spagnola, passando per Versailles, Amsterdam e la Venezia del XIX secolo. {Dato che non mi piace la parola "padrone", chiameró "papà umano", l'amico del nostro protagonista a quattro zampe. I nomi del cane e del suo papà umano verranno svelati solo alla fine. }Campione e il suo papà umano non hanno una normale vita breve. Questo perché il papà umano di campione è un uomo di scienza ed è riuscito a distillare da un minerale una specie di elisir di lunga vita, chiamato jyhr. Questo se iniettato, consente di vivere più a lungo, perché di fatto blocca il processo di invecchiamento. Campione è alla ricerca del suo papà umano, insieme a Sporco, un cucciolo che è stato abbandonato e che lui ha preso sotto la sua ala. I nostri eroi riusciranno a trovarlo?
I capitoli si alternano tra il presente (campione con Sporco) e il passato (campione con il suo papà umano ). Quando ho iniziato questa lettura ero preoccupata che fosse una lettura strappalacrime. Avendo due cani, e in generale, sono molto sensibile alla sofferenza degli animali. Devo dire però, che a parte una scena, non ho sofferto più di tanto leggendo questo libro. Ho provato molto più dolore leggendo "Cujo" di Stephen King, giusto per fare un paragone. L'idea del romanzo è davvero originale, e di per sé mi è piaciuta, solo che ho trovato alcuni capitoli noiosi. Io amo la storia, e adoro i libri ambientati in epoche passate, con lo svolgimento di battaglie, come in questo caso, però per me è troppo lento in alcuni passaggi. Tutto sommato, mi sento ugualmente di consigliarlo a chi ama gli animali e la storia.

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